LettriceM Aprile 17th, 2007
Da qualche parte dovrò pure iniziare a parlarvi di quello che sto leggendo in questo periodo e, allora, perché non partire con tre libri scritti da tre donne, tre storie, tre diversi generi.
La tredicesima storia di Diane Setterfield. Un romanzo con la R maiuscola, scritto in maniera delicata e appassionante. E’ la storia di Margaret Lea, figlia di un libraio che compra e vende libri antichi e introvabili, cresciuta tra i libri, quasi in una realtà parallela, che viene contattata da una delle più famose scrittrici viventi, Vida Winter, affinché scriva la sua biografia. Di qui si comincia ad alzare il velo sulla vita della scrittrice, da sempre volontariamente ammantata dal mistero. Non voglio svelare molto perché il libro è in vendita da un paio di mesi e molti di voi non lo avranno ancora letto. La storia è affascinante e coinvolgente, i luoghi sono descritti con grazia e con una tale armonia di particolari che ci si trova a vagare per stanze e giardini alla ricerca della verità. Molti personaggi si alternano sulla scena, ognuno portando un pizzico di chiarore sul mistero. Un rebus da ricostruire.
Ma la cosa più bella è il modo in cui il libro è scritto. Il modo, soprattutto, in cui viene descritto il rapporto di Margaret con i libri, il suo perdersi in essi, il viverne le pagine, la delicatezza nello sfogliare e decodificare antichi manoscritti e ancora un’antica simbologia che ritorna: una libreria composta di 7 locali, un luogo dei fatti che si chiama Angelsfield, fantasmi e misteri… Fino al valore terapeutico dei libri: Margaret che cura la sua astenia attraverso la lettura dei Taccuini di Sherlock Holmes di Sir Conan Doyle.
Vi copio un solo brano: “Il mio compito non è vendere libri – a quello pensa mio padre – ma custodirli. Spesso e volentieri sfilo il volume e ne leggo un paio di pagine. Leggere, in fondo, in un certo senso significa custodire. I libri a me affidati, pur se non sufficientemente vecchi da aver acquistato valore con gli anni né sufficientemente importanti da essere ricercati dai collezionisti, mi sono cari anche se, il più delle volte, l’interno è scoraggiante quanto l’esterno. Per quanto banale sia il contenuto, hanno sempre qualcosa che mi commuove. Perché una persona ormai morta un tempo ha ritenuto quelle parole tanto importanti da metterle nero su bianco. Una volta morte, le persone scompaiono. La voce, le risate, il calore del loro respiro. La carne. Alla fine le ossa. Il ricordo perde ogni elemento vitale. È una cosa tremenda e naturale. Qualcuno, però, fa eccezione a questo annullamento. Perché continua a esistere nei libri che ha scritto. Ci è dato riscoprirlo. Con il suo carattere, il tono di voce, i modi. La parola scritta gli permette di farti arrabbiare o di renderti felice. Di consolarti. Di farti sorgere dei dubbi. Di cambiarti. Tutto questo, anche da morto. Al pari delle mosche nell’ambra, al pari dei cadaveri ibernati, ciò che secondo le leggi di natura dovrebbe svanire viene, grazie al miracolo dell’inchiostro sulla carta, conservato. È una specie di magia“.
Tienimi la mano di Glenys Carl, consigliatomi da Willa. Un libro sul quale ho versato più di qualche lacrima. Una storia vera, raccontata dalla protagonista. Una madre svegliata nel cuore della notte perché il figlio ventunenne, lontano da lei migliaia di km, ha subito un grave incidente e rischia di morire. La lotta di questa madre contro e al fianco delle istituzioni in un mondo in cui la riabilitazione non viene sufficientemente considerata dalle strutture pubbliche, un mondo in cui se una persona si salva dalla morte non esistono i fondi per farle poi riprendere una vita normale. E allora il ricorso alla solidarietà, al volontariato, al passaparola, all’appoggi e all’affetto di sconosciuti. Un libro molto intenso. Una donna forte che trova la forza di reagire e combattere. Ma anche la forza di carattere di un giovane ragazzo che “insegna a vivere” a chiunque lo avvicini e attira su di sé un tale carico di Amore che ci si chiede spesso, durante la lettura, se non sia nato proprio per insegnare la Vita alla gente attraverso la sua dignitosa sofferenza. Un bellissimo e toccante spaccato di verità che attraversa tutti i continenti e che mostra quanto il volontariato sia importante per chi lo fa e per chi ne fruisce.
Morti di carta di Alicia Giménez-Bartelett, un’autrice spagnola che mi era stata consigliata quest’estate KillinMilk e poi, successivamente, anche dall’amica Mammachiocchia. Questo libro fa parte di una serie poliziesca il cui personaggio centrale è un ispettore donna della polizia spagnola di nome Petra Delicado e già il nome è evocativo della personalità dell’affascinante ispettore, un mix di delicatezza e forza, di femminilità spesso dimenticata ma presente nei desideri e negli aneliti più intimi. La trama è avvincente e intricata, nonché, nonostante risalga a qualche anno fa, in accordo con i casi di cronaca di questo periodo: un giornalista d’assalto che si occupa di c.d. cronaca rosa mettendo alla berlina i personaggi del jet set viene trovato barbaramente ucciso. La ricerca della verità si dipana attraverso intrighi di potere e denaro andando ad intrecciarsi con la vita di politici di alto rango. Scandali e mazzette, l’argomento più vecchio del mondo eppure sempre in auge perché, che venga alla luce o meno, è sempre presente nella storia del mondo. La mano femminile dell’autrice tratteggia perfettamente il valore della femminilità e del diverso modo di agire di una donna rispetto a quella di un uomo, il suo intuito sicuramente diverso, non minore né maggiore, rispetto a quello di colleghi uomini. L’attenzione a certi particolari, la lotta interiore di una donna che pur non essendo femminista lotta in un mondo governato da uomini senza perdere, nonostante le apparenze, i tratti caratteriali e tipici di una donna. L’esempio quasi perfetto direi di come i diversi principi, maschile e femminile, dovrebbero collaborare per arrivare alle soluzioni ognuno con il suo apporto particolare e diverso. Nota del tutto personale: l’editore è Sellerio e i suoi libri sembrano costruiti apposta per stare comodi tra mani femminili.