LettriceM Maggio 23rd, 2007

Due amiche, due modi di pensare e di vedere, due percorsi, due estremizzazioni.
Una delle due, la chiamerò B, mi racconta di un uomo, del dolore che le ha procurato e le procura, di quante probabili menzogne e di quante falsità la ricopra eppure lei è lì, capace di vedere un fiore anche dove c’è solo un’erbaccia. B è una persona estremamente “positiva”, nel senso che vuole sempre vedere il bello e il buono nelle cose e nelle persone, ha bisogno di questo, sta facendo un percorso di rifiuto di ciò che non sembra tale, ma anziché osservarlo e capire che comunque esiste decide ogni giorno che ciò che non è “bene” non esiste, lei non lo vuole vedere, non è che non lo vede ma non VUOLE vederlo, perché se lo vedesse esisterebbe. E così vive la sua vita spesso nascondendo a sé stessa anche le proprie sofferenze, dicendosi che sta bene quando bene non sta affatto e in questo modo, spesso, evita di affrontare i problemi e li accantona perché “tali non sono”.
L’altra amica, la chiamerò C, è l’esatto opposto, o meglio vive la sua esistenza lontana da qualsiasi tipo di spiritualità, positivo e negativo non sembrano esistere per lei se non come manifestazioni di quello che vive e vede, bello e brutto sono due superfici, due apparenze, nulla di più, conta solo come il mondo si relazionerà con lei, seguendo o meno quello che lei si era rappresentata per il mondo. Ha una discussione con una persona e da questa comincia a immaginarsi i comportamenti futuri dell’antagonista, si crea delle aspettative negative… “vedrai che domani farà così” ed inesorabilmente “domani” cerca nel comportamento altrui la prova di quello che lei si era prefigurata, ed, ovviamente, non può che trovarlo.
Voglio un gran bene a B e a C, le trovo tanto simili nel loro essere completamente opposte. L’ottimista e la pessimista. Entrambe precorrono i tempi e le azioni altrui, entrambe hanno più aspettative che pensieri, entrambe giudicano, nessuna delle due riesce a guardare la vita con obiettività, una è troppo presa dal vedere il bello anche dove non c’è, l’altra a cercare il brutto dove nemmeno ve ne è l’ombra.
Nel loro modo di comportarsi si sentono entrambe inattaccabili. Una perché troppo fiduciosa, l’altra perché troppo sfiduciata. Entrambe ostentano una sicurezza di sé che non hanno. Per chi sta in mezzo è come avere accanto la materializzazione dei fumettistici “angioletto e diavoletto”. Su uno stesso argomento l’una risponderà con una pioggia di cuoricini, l’altra inviterà a lasciar perdere riuscendo a trovare lati terrificanti in ogni persona. Ma il punto non è questo, non è il mio relazionarmi con loro (che detto tra noi è anche divertente), il punto è, secondo me, invece, che il mondo non è né bianco né nero, il mondo è composto di mille sfumature di grigio ed è per di più pieno di persone che non cercano altro che uomini e donne come loro, talmente ancorate alle proprie “certezze” da essere le più attaccabili. La vita, purtroppo, nasconde mille mistificazioni e non sempre quello che sembra buono è tale e viceversa. Bene e Male sono fatti, in fondo, della sostanza e similarmente si manifestano. L’uno apparirà spesso la parte dura, quella difficile, quella tanto faticosa da apparire come male, l’altro farà di tutto per apparire il suo opposto. Quale persona è più attaccabile di quella ferma nelle sue certezze? Quanto poco ci vuole ad approfittare della bontà e della purezza d’animo altrui? Se volessi prendermi gioco di B quanto poco ci metterei? I suoi punti deboli sono così evidenti, così facili, e lei non se ne renderebbe conto perché sarebbe occupata a vedere il bello e il buono dove in realtà c’è solo una persona che sta cercando di utilizzare la sua energia positiva per i suoi scopi. E d’altro canto, quanto poco ci vuole anche a prendersi gioco di C? Basta fare il suo gioco, dubitare di lei, approfittare anche del suo pessimismo, della sua incapacità di vedere e godere le gioie della vita, basta insinuarsi nella sua negatività imperante e sfruttarla come una falla in un cui far passare energia e prendersi la sua.
Nella vita credo di essere passata per una e per l’altra delle estremizzazioni e di schiaffi ne ho presi tanti, tantissimi, molti più di quanti avrei mai immaginato.
Oggi cerco di osservare, di ascoltarmi, di avere un dubbio soprattutto là dove il mio intuito non mi lascia in pace. Quello che spesso cerco di dire a B è che dubitare non significa non saper godere della bellezza della vita, né significa offendere chi abbiamo di fronte, il non farlo dove invece lo sentiremmo è un offesa ben più grave, perché annulla la sensibilità donataci. Allo stesso modo vedere tutto nero, sempre e comunque, non consente di vivere, non ci permette di ricaricarci se non di energia negativa. Il pregiudizio, in bene o in male che sia, non porta a nulla o, almeno, non porta a godere di quello che DAVVERO abbiamo di fronte.
Se cerco il bello troverò il bello, ma non è detto che il bello sia reale, potrebbe essere creato ad arte per ingannarmi, se cerco il brutto allora lo troverò perché ogni nostra azione può essere guardata da angolazioni diverse, basta spostarsi di qualche millimetro. Le aspettative non possono, a mio parere, guidare la nostra vita che dovrebbe, credo, essere improntata a prendere ed accettare quello che accade e a vederlo per quello che realmente è. Non si vuole meno bene alle persone, non si vive con minor pienezza la gioia, non si smette di meravigliarsi… semplicemente, forse, si dà ad ogni cosa e persona la dignità di ciò che, nel bene e nel male, realmente sono.